"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

4 dicembre 2013

Un poeta è anche un matematico

Si è soliti pensare un poeta come chi è dotato di animo sensibile. Pascoli lo chiamava “fanciullino”, cioè capace di vedere tutto ciò che lo circonda con occhi ingenui. Ma, un poeta è anche un abile matematico? Una poesia si compone di versi, sillabe, ritmo, rima, strofe. Vi è un campo della letteratura denominato “metrica” che riporta tutte le definizioni e regole delle poesie di ogni tempo.

Il termine metrica deriva dal latino metrum: misura del verso. Come diceva Aldo Menichetti, per metrica si intende «il principio di strutturazione formale che configura il testo letterario come non-prosa, o in altri termini quel dato che ci consente di affermare di un testo che esso non è in prosa. Tale dato idealmente è unitario – appunto il principio che organizza la forma – ma di fatto si traduce in una pluralità di connotati esterni singolarmente analizzabili. Di questi tratti demarcativi nei confronti della prosa, o “formanti metrici”, uno solo è indispensabile: la segmentazione versale». Poeti noti del passato non hanno solo ascoltato l’eco del loro animo per scrivere poesia, hanno soprattutto misurato questa eco, con calcoli matematici ben precisi e attraverso un arduo lavoro di perfezione ci hanno tramandato i loro capolavori.

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4 aprile 2014

Matematica in gioco

Raffaello Sanzio, Scuola di Atene, 1509 – 1510 (particolare)

 

Affermare che la Matematica è un gioco, addirittura, “il più bel gioco inventato dall’uomo” come dicono molti matematici, susciterà sicuramente qualche perplessità. Sono poche infatti le persone che amano i numeri, nei confronti dei quali molti si sentono a disagio. Scrive Bertrand Russell: “Mi costringevano a imparare a memoria: «Il quadrato della somma di due numeri è uguale alla somma dei loro quadrati aumentata due volte del loro prodotto». Non avevo la più vaga idea di che cosa volesse dire e, quando non riuscivo a ricordare le parole del mio istruttore, questi mi tirava in testa il libro, cosa che non stimolava minimamente le mie capacità intellettuali”. La Matematica non deve essere naturalmente quella fatta soltanto di calcoli e regole preconfezionate e non deve neanche essere un linguaggio per iniziati, incomprensibile a chi non è della confraternita. Quante volte abbiamo sentito direi, anche da autorevoli personaggi: “Io, di matematica non ho mai capito nulla”. La maggior parte delle persone, lasciata la scuola, non è più in grado di risolvere esercizi di Matematica a livello di scuola dell’obbligo e molti non sanno nemmeno più sommare due semplici frazioni. (more…)

13 marzo 2013

Il Crivelo di Eratostene e i numeri primi

Eratostene di Cirene

Eratostene di Cirene

Il crivello di Eratostene è un antico e notissimo procedimento per il calcolo delle tabelle di numeri primi fino ad un certo numero n prefissato. Deve il nome al matematico Eratostene di Cirene, che ne fu l’ideatore. Fu direttore della grande Biblioteca di Alessandria,  filosofo, letterato, poeta. Fu soprattutto matematico, astronomo e geografo: uno dei primi scienziati dell’antichità… (more…)

8 marzo 2013

Le Donne matematiche della storia

Oggi, 8 marzo, “Matematicandoinsieme” rende omaggio ad alcune Donne matematiche della storia che si sono occupate di scienza, in particolare di ricerca in campo matematico, e hanno saputo contribuire anche la dove ricercatori uomini non sono riusciti a formulare risposte adeguate o complete a diversi quesiti matematici.”Purtroppo, rimangono nell’oblio tutte quelle donne delle quali non si hanno testimonianze scritte e, pertanto, non sarà mai loro riconosciuto il merito per le personali abilità matematiche.” (more…)

21 febbraio 2012

#DFW50: un pallido inverno

Filed under: Articoli,Attualità,L'Angolo della Matematica — matematicandoinsieme @ 18:23

 

“Ti è mai capitato di scoprire che tieni a qualcuno solo quando non c’è e dici tipo: Oddio, non c’è, e adesso come faccio?” (David Foster Wallace, Il Re Pallido §49)

Oggi è il 21 febbraio 2012, giorno puramente palindromo, e il giorno in cui si sarebbe dovuto festeggiare il 50esimo compleanno di David Foster Wallace, se lui, in un giorno di settembre di quattro anni fa, non avesse smesso di pensare ai compleanni e a tutto il resto.

Wallace aveva come dote particolare di trovare titoli interessanti per le cose che scriveva. Uno dei suoi racconti più famosi si intitola “La morte non è la fine.” Si parla di un poeta plurilaureato, un sommo della letteratura americana, che giace semiaddormentato su di una sdraio accanto alla sua piscina. Il titolo è volutamente ambiguo, riferendosi in primo luogo al fatto che, anche dopo la morte, il poeta sarà ammirato e ricordato, ma anche al fatto che, per questo poeta, qualche cosa, in termini di ispirazione, deve essere già da tempo finito. Nel caso di Wallace la doppia lettura persiste, anche se in modo diverso, da un lato perché siamo ancora qui a ricordarlo e a leggerlo, e dall’altro perché sicuramente qualche cosa dentro di lui deve aver smesso di funzionare ben prima del 12 settembre. (more…)

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