"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

20 gennaio 2016

La matematica della proteina anticancro

Torno a pubblicare dopo un periodo di stasi!

Tutto cominciò nel 1979, quando alcuni scienziati isolarono una proteina dalla massa molecolare di 53 k Da (un Dalton,simbolo Da, è circa equivalente alla massa di un protone) e, forse con poca fantasia, la chiamarono p53. Inizialmente si credette che p53 fosse un oncogene, cioè aumentasse la malignità di una cellula tumorale. Soltanto dieci anni dopo la sua scoperta, i biologi capirono che, al contrario, p53 è un soppressore dei tumori, che blocca il ciclo cellulare e stimola la riparazione della cellula. La p53 ad ogni modo divenne “popolare” solo quando, nel 1989, si scoprì che nelle cellule tumorali il suo gene corrispondente, il TP53, è alterato e la proteina è incapace di svolgere la sua azione regolatrice. Nel1993 la p53 fu eletta “molecola dell’anno” dalla rivista Science. Ora sappiamo che in circa il cinquanta per cento dei tumori il gene p53 è modificato e si spera quindi di poter sviluppare delle applicazioni cliniche mediante lo studio di questa proteina e del suo network di attivazione. In risposta ai danni al DNA le cellule hanno vari modi di reagire. In condizioni normali la concentrazione di p53 nel nucleo è debole: il suo livello è controllato dall’azione di un’altra proteina, la Mdm2. Queste due proteine sono connesse da un ciclo negativo: p53 attiva la trascrizione di Mdm2 mentreMdm2 ne accelera la degradazione (vedi Figura 2). Come nella maggior parte degli eventi biologici, le interazioni tra queste due proteine sono legate da effetti di retroazione o feedback, che cercano di autoregolare il sistema, mantenendolo all’equilibrio.

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Figura 1

Figura 1: La proteina p53 (un tetramero, rappresentata in rosa e giallo) svolge la sua funzione legando il DNA (rappresentato in verde e azzurro)(Fonte: Wikipedia) ( Continua )
 
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