"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

29 marzo 2014

Storielle matematiche 7: Meglio fare il matematico o l’idraulico?

Filed under: Angolo Relax — matematicandoinsieme @ 15:28
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Un matematico scopre che un tubo dell’acqua perde perciò chiama un idraulico. L’idraulico cambia una guarnizione e chiede 100 Euro.
“Ma com’è possibile?! Lei ha lavorato 10 minuti e io devo lavorare una settimana per guadagnare 100 Euro!”, protesta il matematico.
“E’ proprio per questo che sono diventato un idraulico. Mi permetta di darle un consiglio: ecco l’indirizzo della società per cui lavoro. Vada là e dica che vuole lavorare come idraulico. Ma non faccia sapere a nessuno che è un matematico.”
Così fece il matematico e ben presto cominciò a guadagnare un sacco di soldi.
Purtroppo la società decise di istruire gli idraulici e li mandò a studiare alle scuole elementari.
Il primo giorno di scuola chiesero al matematico di scrivere alla lavagna la formula per calcolare l’area del cerchio. Egli naturalmente non se la ricordava e decise di ricavarla con il calcolo integrale. Purtroppo commise un errore di distrazione e ottenne un risultato negativo. Rifece l’integrale un’altra volta e un’altra ancora, macché, il risultato era sempre negativo.
Si vedeva che era andato nel pallone e allora tutti i suoi compagni di classe idraulici gli suggerirono in coro: “Cambia l’intervallo di integrazione!”

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1 commento »

  1. ahhahaha ahahahhaha Forte. Ve ne racconto una io 🙂

    Un ingegnere, un fisico e un matematico fanno un viaggio in un aereo pieno di vettovaglie. Per via di un guasto imprevisto, l’aereo precipita su un’isola deserta. Si spacca in tre parti e I tre amici finiscono in tre zone molto distanti tra loro. Tutti gli altri sono morti. Dopo un anno arrivano i soccorsi e trovano l’ingegnere bello grasso. Aveva trovato un bel po’ di cibo in scatola tra i rottami e aveva semplicemente aperto le scatole con la fibbia della cintura. Più avanti trovano il fisico, magrissimo ma ancora vivo. Aveva aperto pochissime scatole perché tentava di aprirle lanciandovi contro delle pietruzze di varie dimensioni in maniera da trovare le frequenza di risonanza della latta; e ciò capitava molto di rado. Proseguono nelle ricerche. A qualche decina di chilometri trovano uno scheletro con a fianco una catasta di fogli alta almeno un metro. I soccorritori si avvicinano e prendono il foglio più in alto. Impallidirono. Un’interminabile sequenza di formule seguiva la frase iniziale: “supponiamo per assurdo che le scatolette siano aperte…”

    Commento di Pietropaolo Morrone — 29 marzo 2014 @ 19:27 | Rispondi


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