"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

20 febbraio 2014

La matematica? Per il cervello di chi la ama, è un’opera d’arte

Nei matematici la vista di una formula o di un’equazione considerate “belle” attiva la stessa area cerebrale coinvolta nelle esperienze estetiche artistiche e musicali.

Il fascino della matematica: una poesia che a molti sfugge. Photo: Peter Rosbjerg, Flickr

Avete mai sentito un matematico esaltare la pura bellezza di una costante o di un’equazione? Probabilmente sì, e l’avete liquidato come un irriducibile nerd. Ma ora la scienza gli darà ragione: le persone che apprezzano la matematica attivano, quando contemplano una formula, la stessa area cerebrale coinvolta nella fruizione di un’opera d’arte o di un meraviglioso brano musicale. È quanto si apprende da uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience.

La vedi questa curva? È uno schianto!

Un’equipe di neuroscienziati del Wellcome Laboratory of Neurobiology dell’University College London ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale i cervelli di 15 matematici messi davanti a una sessantina di formule, che in precedenza avevano dovuto valutare con una scala da -5 (orribili) a +5 (meravigliose).
Anche se alla maggior parte di noi la bellezza estetica di una legge matematica può sfuggire, per chi è appassionato di questa materia una stringa di numeri può rappresentare la quintessenza della bellezza: «La bellezza di una formula può scaturire dalla semplicità, dalla simmetria, dall’eleganza o dall’espressione di una verità immutabile» spiega  Semir Zeki, principale autore della ricerca «per Platone, la qualità astratta della matematica rappresentava il punto più alto della bellezza».

Come davanti a un capolavoro
Le formule giudicate bellissime – come l’identità di Eulero, l’identità pitagorica e le equazioni di Cauchy-Riemann – hanno attivato la stessa area cerebrale, la corteccia orbito frontale, coinvolta nelle fruizione di esperienze estetiche emotivamente coinvolgenti, come la visione di un’opera d’arte o l’ascolto di un bel brano musicale.
«Come per l’esperienza della bellezza visiva o musicale, l’attività cerebrale è fortemente correlata all’intensità della bellezza percepita dai soggetti, anche se in questo caso la fonte della bellezza è estremamente astratta» chiarisce Zeki. In altre parole, l’attivazione è maggiore quando la bellezza percepita è più intensa. «Questo potrebbe aiutarci a rispondere a una domanda critica nello studio dell’estetica, ossia se l’esperienza della bellezza possa in qualche modo essere quantificata».
Fonte: Focus
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1 commento »

  1. Si, secondo noi l’esperinza della bellezza può essere quantificata, e non solo nell’arte, nella musica, ecc, in natura (per es. nei fiori di girasole, nelle conchiglie, ecc.). . Per esempio, con la sezione aurea, si può notare la bellezza di certe donne donne, utili alle loro carriere di modelle, attrici, ecc. (viso e corpo). In particolare per il corpo, sono note a tutte le famose misure 90-60-90 delle donne più belle, dove 90/60 = 1,5 circa 1,616 numero aureo., meglio con 90/1,618 = 55, 6 cm di circonfernza vita, ma va benissimo anche 60. Un disastro sarebbe percepito il contrario: 60-90-60. una piccola botte…. :. Insomma, in ogni cosa bella dell’universo, prima o poi spunta il numero aure, la “costante matematica” della bellezza, in ogni campo. In matematica, il rapporto aureo è presente nella cristollagrafia, tipo anche pietre preziose, amatissime dalle belle donne… bellezza attrae bellezza!, ma, più seriamente, anche nei gruppi algebrici finiti, nella Tavola periodica degli elementi, nelle orbite dei pianeti ( la legge astronomica di Bode regola le loro distanxe dal sol in base al numero aureo, una nostra scoperta, dividendo la distanza di un pianeta dal soole da quella del pianeta precedente, si espressa in U.A.sia espressa in milioni di chilometri. queuna distanza da .) Alcuni articoli su nuove presenze del rapporto aureo in diversi fenomeni naturali o matematici sono nel nostro recente sito dedicato: http://www.divinesection.net . Francesco

    Commento di Francesco — 20 febbraio 2014 @ 17:57 | Rispondi


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