"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

8 gennaio 2014

Poincaré: una definizione di creatività

Henri Poincaré (1854/1912), francese, matematico, fisico, astronomo e filosofo della scienza, grande divulgatore, è vissuto a cavallo di due secoli e ha segnato con sapiente scienza e conoscenza un periodo storico importante.” Precursore della teoria della relatività e dodici volte candidato al premio Nobel – che non vince mai – racconta la propria esperienza e il proprio pensiero sulla creatività e sui processi mentali che generano intuizioni creative nel 1906, all’interno del libro Scienza e metodo, una raccolta di saggi su questioni di metodologia scientifica scritto con straordinaria chiarezza.
Sono cenni brevi che però riescono a dare un’idea precisa del tema, fino a configurare la definizione di creatività forse più soddisfacente fra le moltissime formulate fino a oggi:”

«Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti.
Non intendo dire che per inventare sia sufficiente mettere insieme oggetti quanto più possibile disparati: la maggior parte delle combinazioni che si formerebbero in tal modo sarebbero del tutto sterili. Ma alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte.
[…]
Quel che più lascia colpiti è il fenomeno di queste improvvise illuminazioni, segno manifesto di un lungo lavoro inconscio precedente […] a proposito delle condizioni in cui avviene il lavoro inconscio, vi è un’altra osservazione da fare: esso è impossibile, e in ogni caso rimane sterile, se non è preceduto e seguito da un periodo di lavoro cosciente.
Le ispirazioni improvvise […] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi […] come vanno le cose, allora? Tra le numerosissime combinazioni che l’io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interese e senza utilità; ma proprio per questo motivo non esercitano alcuna influenza sulla sensibilità estetica: la coscienza non arriverà mai a conoscerle. Soltanto alcune di esse sono armoniose – utili e belle insieme». (Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo – Einaudi, 1997 – a cura di Claudio Bartocci)

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1 commento »

  1. Sicuramente un uomo dalla mente lucida e brillante; trovo molto veritiero il discorso dell’ improvvisa illuminazione ( della grande idea ) come frutto tangibile di un lungo lavoro precedente, sia dal punto di vista pratico che dell’inconscio.
    Come dire che il lavoro portato avanti con serietà e determinazione prima o poi da i suoi frutti.

    Un saluto

    Commento di Mr.Loto — 8 gennaio 2014 @ 15:41 | Rispondi


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