"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

8 agosto 2013

Giuseppe Peano : il più grande matematico italiano di fine Ottocento,

“La differenza fra noi e gli allievi affidati alle nostre cure sta solo in ciò, che noi abbiamo percorso un più lungo tratto della parabola della vita. Se gli allievi non capiscono, il torto è dell’insegnante che non sa spiegare. Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l’insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro see la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.”( G. Peano, Giochi di aritmetica e problemi interessanti, 1925).

Giuseppe Peano

Nacque a Spinetta di Cuneo, da umile famiglia, il 27 – 8 – 1858 e morì a Torino il 20 – 4 – 1932.

Si laureò all’Università di Torino nel 1880, rimanendovi subito dopo come assistente di A. Genocchi. Insegnò Poscia all’Accademia Militare e nel 1890 successe al Genocchi all’Università, insegnandovi Calcolo infinitesimale sino al 1925 e poi, sino alla morte, Matematiche Complementari.

G. Peano è stato indubbiamente uno dei più grandi matematici italiani del secolo e il suo nome resta legato, assieme a quelli del Cauchy, Weierstrass, Dini, ecc. alla sistemazione rigorosa dell’Analisi e della Matematica in genere, che antecedentemente riposava su basi poco salde. I postulati aritmetici del P., la curva di P. (curva continua riempiente tutto un quadrato), il teorema esistenziale di P. per le equazioni differenziali ordinarie, restano pietre miliari nella storia della scienza. Tuttavia la sua opera non fu sempre accettata con generale consenso, ciò che forse si spiega tenendo conto che il P. fu un precursore di certi moderni sviluppi della matematica e bourbakismo) che, anche per il loro spirito spesso aggressivo e iconoclastico, incontrano tuttora vivaci resistenze. In P. però non c’è traccia di certo moderno malcostume di rendere le cose artificialmente difficili e complicate, anzi uno dei suoi lineamenti migliori fu lo spirito semplificatone, che si rivelò soprattutto nella geniale semplicità di certi suoi classici esempi mostranti la non generale validità di alcuni fondamentali teoremi del Calcolo.

Fra le pubblicazioni del P. occupa un posto preminente il suo Formulario Mathematico (varie ed. dal 1895 al 1908) che – pur non raggiungendo l’ambizioso proposito di dare una semplice e rigorosa sistemazione all’intera matematica – è in molte parti preferibile ad analoghe costruzioni posteriori.

Dall’inizio di questo secolo il P. si straniò gradualmente dalla matematica attiva, finendo con l’interessarsi soltanto di alcuni aspetti marginali di essa (storia, approssimazioni numeriche, ecc.) e finalmente quasi esclusivamente delle lingue internazionali ausiliarie (latino sine flexione). Correlativamente il suo insegnamento Universitario andò gradualmente perdendo di utilità ed efficacia che, come disse il suo allievo Beppo Levi (1875-1961): L’apostolo limitò l’opera del matematico e ne impedì talvolta la completa estimazione.

Fu socio dell’Accademia Naz. dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, ecc. Dal 1953 il Liceo scientifico di Cuneo è a lui intitolato, e una via di Torino porta il suo nome.

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