"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

26 luglio 2013

Per coincidenza

Rette parallele coincidenti

Bibip… Bibip… Bibip… la sveglia delle sette suona proprio quando sogni qualcosa di bello, il cuscino non è mai stato così comodo e la coperta è più calda che mai. E non si ferma… Bipip… Bibip… Bibip… fino a che, alla fine, sei costretta a svegliarti e smanacciare per non sentirla più.

Maddalena, come tutti i ragazzi della sua età, odiava il momento in cui si doveva svegliare, il lunedì soprattutto, il primo giorno di un’altra settimana di scuola. Odiava quelle quatto pareti quando fuori c’era il sole. Per non parlare delle due ore di matematica. Odiava di più fare tutti quei conti o la professoressa che a lei sapeva dire solo una parola, quattro?

La lezione, quel lunedì, era peggio di quanto si aspettasse: le rette, con le solite definizioni che non serviranno mai niente a nessuno. Sulla lavagna c’era scritto:

Rette incidenti: rette che hanno un solo punto in comune.

Rette parallele: rette distinte di uno stesso piano che non hanno alcun punto in comune.

Rette coincidenti: rette parallele che hanno un punto in comune.

Dopo aver copiato tutto sul quaderno, Maddalena si godette il suono più bello del momento più bello della giornata, la campanella della ricreazione: quei quindici minuti che rendevano sopportabili le cinque ore, quei quindici minuti che popolavano i suoi sogni più belli, quei quindici minuti nei quali il suo cuore batteva e il suo respiro si fermava.

Da un po’, tutte le sue emozioni si concentravano in quei quindici minuti, quando vedeva quegli occhi, occhi verde mare dove lei si perdeva: quanto erano belli! Erano gli occhi di Alex, che Maddalena riusciva a vedere solo in quei quindici minuti. Ogni volta che lui l’incrociava, Maddalena si lanciava in quel verde e in quel sorriso che lui le scoccava prima di andarsene per la sua strada.

Tornata al banco, Maddalena occhieggiò quei noiosissimi appunti, e pian piano le rette presero forma, la forma della sua vita: le rette incidenti erano i suoi, che in un qualche punto della loro vita si erano incontrati per poi separarsi e prendere strade diverse. Le parallele erano lei e Alex che stavano nella stessa scuola, si vedevano ogni giorno, si guardavano, ma non si incontravano mai. Le rette coincidenti erano i suoi sogni che le due parallele riuscissero ad avere un punto in comune e diventassero inseparabili: in quel momento desiderava quella coincidenza più di ogni altra cosa al mondo, in fondo bastava poco, solo un punto; e un punto non è niente in confronto agli infiniti che stanno sulle rette! Un punto non ha dimensioni, ma è sufficiente per cambiare il destino di due rette. Nella vita può mai esistere una cosa del genere? Due che non hanno niente in comune, che non si conoscono nemmeno, possono in un solo istante diventare una cosa sola?

Era bello sognare, ma la vita è realtà e non si vive di sogni; nella realtà, lei per Alex era una ragazza che compariva durante gli intervalli, niente di più e Maddalena poteva solo guardare i suoi occhi per qualche frazione di secondo. Maddalena doveva vivere la realtà, non rincorrere un sogno. Quei quindici minuti erano solo quindici minuti e nient’altro: basta corse nei corridoi per incrociare il suo sguardo verde, basta batticuore e respiri interrotti.

In una di quelle mattine in cui daresti di tutto per dormire, Maddalena si scosse e andò alla macchinetta del caffè, inserì le monete per il solito caffélatte e fece per tornare in classe, quando un gomito centrò il bicchierino versandolo sulla sua maglietta preferita. Non è possibile! Tutte a lei devono capitare? C’era proprio da dirne due a quel maleducato, che non guardava dove camminava. Ma, alzata la testa, le parole si incastrarono né su né giù, il suo cuore cominciò a battere e quasi si dimenticò di respirare, con lo sguardo piantato in due occhi verde mare: che belli quegli occhi! E non erano mai stati così vicini ai suoi.

“Scusa, non volevo, mi dispiace…” era lui, era Alex!, e sembrava veramente dispiaciuto, imbarazzato quanto lei.

“Non…”, a sentirne la voce, il battito di Maddalena accelerò, e le parole s’incastrarono ancora di più: “… non preoccuparti… non importa”.

“Come? Guarda: la maglietta è piena di caffè… come posso farmi perdonare?”

“No, veramente, tranquillo, è tutto a posto”. Poteva arrabbiarsi con lui? Impossibile, nonostante la maglietta da buttare: marrone dove poco prima era bianca.

“Insisto. Lascia almeno che ti ripaghi il caffè, è il minimo…”

“Magari, ma ora devo tornare in classe. Non faccio in tempo”

“Ok… allora che ne dici di oggi pomeriggio?”

“Come?”

“Se oggi pomeriggio esci con me, cosi ti ripago il caffè?”

“Ma, veramente, non preoccuparti, non ti devi disturbare, poi non ci conosciamo nemmeno…”. Lei sì che lo conosceva, ma come poteva dirgli di tutti gli intervalli passati a cercare il suo sguardo?

“Scusa, che maleducato! Mi chiamo Alex… tu Maddalena vero?”

“Sì… come lo sai?”

“Amici… allora, ci conto… ci vediamo alle quattro e mezzo al parco!”

“Va bene! OK, ora devo scappare!”. Non riusciva a crederci, sarebbe stata lì per sempre solo per parlare con lui; la cosa più meravigliosa era che l’aveva pure invitata a uscire. I sogni potevano diventare realtà!

Le ultime ore passarono tra pensieri, forse, ma, però.

Poi arrivarono le quattro e Maddalena si preparò per andare al parco, dove trovò Alex con il caffé caldo, caldo. Lui le sorrise e lei non riusciva a credere di essere con lui. Passarono il pomeriggio a parlare, ridere e scherzare e lui sembrava sempre più meraviglioso. Quando Axel la guardava, Maddalena faceva fatica a stare dietro alle parole, persa com’era in quello sguardo verde.

“Grazie, per il caffè. Mi sono divertita… molto!”

“Anch’io. Scusa per la maglietta, anche se in questo momento sono contento di avertela sporcata, altrimenti non saremmo qui”. Il cuore di Maddalena ricominciò a battere, non credeva alle sue orecchie, e tornò a pensare alle sue rette, perché aveva capito che era possibile, la sua coincidenza era arrivata, le due rette parallele avevano finalmente il loro punto in comune, quel caffé, la coincidenza che li aveva fatti incontrare; e ora erano insieme, lei e Alex, che la guardava negli occhi in uno di quei momenti che non c’è niente da dire, quando qualsiasi parola è di troppo. Chissà che pensieri aveva lui? Probabilmente gli stessi di Maddalena: le se avvicino e la baciò…

Da quel giorno, le parallele furono coincidenti!

[Racconto di Anamaria Voicu, selezionato come vincitore tra quelli prodotti nel laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009].

Annunci

2 commenti »

  1. Molto bello e fantasioso questo modo di far interagire matematica e vita reale in modo esplicito. In realtà, per chi sa ben vedere, tutta la nostra esistenza è il frutto dell’interazione di numeri e proporzioni e nulla è lasciato al caso.

    Un saluto

    Commento di Mr.Loto — 26 luglio 2013 @ 13:00 | Rispondi

  2. […] Rette coincidenti: rette parallele che hanno un punto in comune…. Link articolo […]

    Pingback di Per coincidenza | "Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati - Angelo Stella — 27 luglio 2013 @ 16:29 | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: