"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

19 aprile 2013

Adversus Mathematicos di Sant’Agostino

Augustinus Hipponensis

da: DE DIVERSIS QUAESTIONIBUS OCTOGINTA TRIBUS

45.Adversus mathematicos

1. Non eos appellarunt mathematicos veteres qui nunc appellantur, sed illos qui temporum numeros motu caeli ac siderum pervestigarunt, de quibus rectissime dicitur in Scripturis Sanctis: Iterum nec his debet ignosci. Si enim tantum potuerunt scire, ut possent aestimare saeculum, quomodo huius Dominum non facilius invenerunt? Mens enim humana de visibilibus iudicans potest agnoscere omnibus visibilibus se ipsam esse meliorem. Quae tamen, cum etiam se propter defectum profectumque in sapientia fatetur esse mutabilem, invenit supra se esse incommutabilem veritatem; atque ita adhaerens post ipsam, sicut dictum est: Adhaesit anima mea post te, beata efficitur, intrinsecus inveniens etiam omnium visibilium creatorem atque Dominum, non quaerens extrinsecus visibilia quamvis caelestia, quae aut non inveniuntur aut cum magno labore frustra inveniuntur nisi ex eorum quae foris sunt pulchritudine inveniatur artifex, qui intus est et prius in anima superiores, deinde in corpore inferiores pulchritudines operatur.

2. Adversus eos autem qui nunc appellantur mathematici, volentes actus nostros corporibus caelestibus subdere et nos vendere stellis, ipsumque pretium quo vendimur a nobis accipere, nihil verius et brevius dici potest quam eos non respondere nisi acceptis constellationibus. In constellationibus autem notari partes, quales trecentas sexaginta dicunt habere signiferum circulum. Motum autem caeli per unam horam fieri in quindecim partibus, ut tanta mora quindecim partes oriantur, quantam tenet una hora. Quae partes singulae sexaginta minutas habere dicuntur. Minutas autem minutarum iam in constellationibus, de quibus futura praedicere se dicunt, non inveniunt. Conceptus autem geminorum, quoniam uno concubitu efficitur, attestantibus medicis, quorum disciplina multo est certior atque manifestior, tam parvo puncto temporis contingit, ut in duas minutas minutarum non tendatur. Unde ergo in geminis tanta diversitas actionum et eventuum et voluntatum, quos necesse est eamdem constellationem conceptionalem habere, et amborum unam constellationem dari mathematico tamquam unius hominis? Si autem ad genitales constellationes se tenere voluerint, ipsis geminis excluduntur, qui plerumque ita post invicem funduntur ex utero, ut hoc temporis intervallum rursus ad minutas minutarum revertatur, quas tractandas in constellationibus numquam accipiunt nec possunt tractare. Cum autem multa vera eos praedixisse dicatur, ideo fit, quia non tenent homines memoria falsitates erroresque illorum, sed non intenti nisi in ea quae illorum responsis provenerint, ea quae non provenerint obliviscuntur, et ea commemorant quae non arte illa, quae nulla est, sed quadam obscura rerum sorte contingunt. Quod si peritiae illorum volunt tribuere, dicant artificiose divinare etiam mortuas membranas scriptas quaslibet, de quibus plerumque pro voluntate sors exit. Quod si non arte de codicibus exit saepe versus futura praenuntians, quid mirum si etiam ex animo loquentis non arte sed sorte exit aliqua praedictio futurorum?

Traduzione

1) Gli antichi non chiamarono matematici quelli che ora sono chiamati    così, ma quelli che calcolavano la misura del tempo col movimento del cielo    e delle stelle, sui quali è scritto molto giustamente nelle Sacre    Scritture: “Neanche costoro devono essere scusati. Se infatti tanto    poterono sapere da poter scrutare il mondo, come mai non incontrarono più    facilmente il Signore dell’Universo?” La mente umana, infatti, che    giudica le cose visibili può riconoscere di essere migliore di tutte le    cose visibili. Riconoscendo tuttavia di essere mutevole a causa dei regressi    e progressi nella sapienza, scopre al di sopra di sé una verità    immutabile. Aderendo alla verità, così come è stato scritto: “A    te si stringe l’anima mia”, diventa beata, scoprendo nel proprio intimo    anche il Creatore e Signore di tutte le cose visibili, non cercando al di    fuori le cose visibili, fossero pure celesti; le quali , poi, o non si    trovano o vengono trovate con grande fatica o inutilmente, a meno che dalla    bellezza delle cose esteriori non sia trovato l’artefice, che sta dentro e    che per prima cosa produce le bellezze superiori nell’anima, poi quelle    inferiori nel corpo.

2) Ma contro coloro che oggi vengono chiamati matematici, che vogliono    sottomettere le nostre azioni ai corpi celesti e venderci alle stelle e    riscuotere da noi il prezzo stesso con cui siamo venduti, nulla si può dire    più esattamente e più concisamente: non rispondono se non dopo aver    consultato le costellazioni. E inoltre essi dicono che nelle costellazioni    si osservano delle parti quali le trecentosessanta che conta lo zodiaco.    Inoltre (sostengono che) il movimento del cielo ne percorre quindici in una    sola ora (Letteralmente: il movimento del cielo avviene in quindici parti in    un’ora sola), cosicché tanto spazio di tempo, nel quale si originano    quindici gradi, equivale a un’ora. Ogni grado consta di sessanta minuti.    (Letteralmente: le quali singole parti si dice abbiano sessanta minuti). Ma    non trovano infine i secondi (Letteralmente: i minuti dei minuti) nelle    costellazioni, dalle quali pretendono di predire le cose future. Inoltre il    concepimento dei gemelli, siccome si attua con un solo accoppiamento, come    attestano i medici, la scienza dei quali è molto più sicura ed evidente,    avviene in un tempo tanto rapido da non oltrepassare due secondi. Donde    deriva dunque nei gemelli tanta diversità di azioni, di eventi e di    volontà, dato che sono stati concepiti sotto la medesima costellazione e al    matematico è offerta per entrambi una sola costellazione, come se si    trattasse di un solo uomo? Se, invece, desiderano attenersi alle    costellazioni della nascita, vengono smentiti dagli stessi gemelli, che il    più delle volte sono fatti uscire fuori dal ventre materno uno dopo l’altro    a intervallo di tempo riconducibile a secondi, che mai essi (i matematici)    considerano da trattarsi nelle costellazioni, né possono discuterne.     Sebbene si dica che essi abbiano predetto molte cose vere, ciò dipende dal    fatto che gli uomini dimenticano le loro falsità e i loro errori, ma    attenti unicamente in quelle cose che siano provenute dai loro responsi,    dimenticano quelle che non si accordavano alle loro aspettative e ricordano    soltanto quegli avvenimenti che capitano accidentalmente, non per arte    divinatoria, che non esiste, ma per qualche casuale coincidenza. Se poi    vogliono attribuire ciò alla loro abilità, affermino pure che possiedono    l’arte divinatoria anche le pergamene inanimate contenenti scritti, da cui    per lo più si trae la sorte a piacimento. Se dunque dai codici, privi di    arte, spesso esce un versetto che predice gli avvenimenti futuri, che cosa    c’è di strano se anche dall’animo di chi parla esca, non per abilità, ma    per caso, una qualche predizione delle cose future?

Non credo che Sant’Agostino abbia qualcosa contro i matematici anche perché sembra di capire che li identifica con gli astrologi, per cui non    condivide la loro pretesa di predire il futuro, consultando le  costellazioni… E voi che cosa ne pensate?

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1 commento »

  1. L’ha ribloggato su Bibliotecandoinsieme.

    Commento di bibliotecandoinsieme — 20 aprile 2013 @ 15:05 | Rispondi


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