"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

18 settembre 2012

La Sezione Aurea

Filed under: Articoli,Curiosità,L'Angolo della Matematica — matematicandoinsieme @ 14:51
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La Sezione Aurea

..All’improvviso gli parve di essere ritornato ad Harvard, davanti ai suoi studenti del corso “il simbolismo nell’arte” e di scrivere alla lavagna il suo numero preferito.

 1,618

Langdon si era voltato verso la sua aula piena di studenti ansiosi. “Chi mi sa dire che numero è?”Un diplomato in matematica, nelle ultime file, aveva alzato la mano. “Il numero phi “. Lo pronunciava “fi”.”Bene, Stettner” aveva commentato Langdon. “Signori, vi presento phi”. “Da non confondere con il pi greco” aveva commentato Stettner, sorridendo “come diciamo noi matematici, il phi è di un’acca più interessante del pi.”Langdon aveva riso, ma nessun altro aveva capito la battuta. Stettner era tornato a sedere deluso. “Questo numero phi” aveva continuato Langdon, “uno virgola seicento= diciotto, è un numero molto importante per l’arte. chi mi sa dire il perché?”Stettner aveva cercato di riabilitarsi. ” Perchè è bello?”. Tutti avevano riso. “A dire il vero” -aveva commentato Langdon , -” Stettner ha di nuovo ragione. In genere , phi è considerato il più bel numero dell’universo .Le risate erano cessate e subito Stettner aveva sorriso. Mentre caricava il proiettore delle diapositive, Langdon aveva spiegato che il numero “phi” dalla sequenza di Fibonacci, una progressione famosa non solo perché la somma di due termini adiacenti era uguale al termine successivo, ma perché il quoziente di due numeri adiacenti tendeva sorprendentemente al valore 1, 618, phi! Nonostante la bizzarra origine matematica del phi, aveva spiegato Langdon, il suo più sorprendente aspetto era il suo ruolo di mattone fondamentale della natura. Piante, animali e persino uomini avevano misure che rispettavano esattamente il rapporto tra phi e uno. “L’onnipresenza del phi in natura” aveva detto Langdon mentre spegneva la luce, “va chiaramente al di là delle coincidenze e perciò gli antichi pensavano che fosse stato stabilito dal Creatore dell’universo. I primi scienziati la chiamarono ” proporzione divina” . ” Un momento,” aveva detto una giovane donna seduta in prima fila. “Io sono diplomata in biologia e non ho mai visto questa divina proporzione in natura.” ” No?” Langdon aveva sorriso. “Non ha mai studiato il rapporto tra femmine e maschi in un alveare?” “certo, le femmine sono sempre in numero superiore ai maschi.” ” Esatto. E sa che in qualsiasi alveare si prende il numero delle femmine e lo si divide per quello dei maschi di ottiene sempre lo stesso numero.”

“Davvero?”

” Si, Il numero del phi.”

La ragazza era rimasta a bocca aperta. ” non è possibile!” – ” certo che lo è!” aveva ribattuto Langdon, sorridendo, e aveva proiettato la diapositiva di una conchiglia. “riconosce questa?” ” E’ un nautilus”, aveva detto la diplomata in biologia ” un mollusco cefalopodo che pompa gas nelle camere della sua conchiglia per regolare la spinta di galleggiamento.” – ” Esatto: E mi sa dire il rapporto tra il diametro di una spira e quello della successiva?” La ragazza aveva guardato con aria incerta le curve concentriche della spirale del nautilus. Langdon aveva annuito. ” phi, la proporzione divina, uno virgola seicentodiciotto a uno.” La ragazza l’aveva guardato con aria stupita. Langdon era passato alla successiva diapositiva, l’ingrandimento dei semi di un girasole. ” i semi di girasole crescono secondo spirali opposte. chi sa dire il rapporto tra una rotazione e la successiva?” ” il numero phi?” avevano chiesto tutti. “Tombola!” Langdon aveva continuato a proiettare altre diapositive, ma assai più in fretta: una pigna e la sua suddivisione secondo due serie di spirali, la disposizione delle foglie sui rami, i segmenti di alcuni insetti. Tutti rispettavano in modo stupefacente la proporzione divina. “Incredibile” aveva esclamato qualcuno. ” d’accordo,” – aveva commentato qualcun altro “ma cosa c’entra con l’arte?” “Ah,!” aveva esclamato Langdon, ” sono lieto che l’abbia chiesto.” Proiettò un’altra diapositiva: una pergamena ingiallita in cui si scorgeva il famoso nudo maschile di Leonardo da Vinci, l’uomo vitruviano, così chiamato dal nome di Marco Vitruvio, il grande architetto romano che aveva tessuto le lodi della proporzione divina nel suo libro De Architectura. ” Nessuno capiva meglio di Leonardo da Vinci la divina struttura del corpo umano. Leonardo disseppelliva i corpi per misurare le proporzioni esatte della struttura ossea umana. Fu il primo a mostrare che il corpo umano è letteralmente costituito di elementi che stanno tra di loro in rapporto di phi.” Tutti l’avevano guardato con aria dubbiosa. “Non mi credete?” li aveva sfidati Langdon , ” la prossima volta che fate la doccia, portatevi un metro.” Un paio di giocatori di football avevano riso di lui. ” Non soltanto voi scimmioni insicuri” aveva continuato Langdon. “Tutti , maschi e femmine. Fate la prova. Misurate la vostra altezza poi dividetela per la distanza da terra del vostro ombelico. Indovinate che numero si ottiene.”

 “non phi!” aveva detto uno degli “scimmioni”. “Proprio phi, invece” – aveva risposto langdon. ” uno virgola seicentodiciotto. Volete un altro esempio? Misurate la distanza dalla spalla alla punta delle dita e dividetela per la distanza dal gomito alla punta delle dita. Di nuovo phi. Altro esempio? Dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento. di nuovo phi. Le articolazioni delle dita, le sezioni della colonna vertebrale, Ancora phi. Amici miei ciascuno di voi è il tributo ambulante alla proporzione divina.” (…)

 tratto da:

Dan Brown “IL CODICE DA VINCI”

(The da Vinci Code)

pubblicato in Italia da  Arnoldo Mondadori Editore,

traduzione italiana di Riccardo Valla

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