"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

18 marzo 2012

Einstein era dislessico?

Filed under: Didattica,Storia della matematica — matematicandoinsieme @ 10:25

"Ci serve un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”

Einstein è considerato il più grande scienziato di tutti i tempi, insieme a Newton.
Dal punto di vista della dislessia, il caso di Einstein è singolare perché le notizie che si hanno di lui sono contraddittorie: c’è chi lo definisce con certezza un dislessico, chi affetto da una forma di autismo, chi invece dice che ciò ha contribuito a creare un’aura di romanticismo intorno alla sua figura.
La realtà è che il piccolo Albert parlò con ritardo, ebbe difficoltà a legare con i coetanei e imparò a leggere all’età di nove anni.
Il biografo Pais dichiara che, anche se la famiglia di Einstein aveva inizialmente delle apprensioni perché potesse essere ritardato avendo iniziato a parlare dopo parecchio tempo, a un tratto si tranquillizzò vedendo che Albert aveva cominciato a pronunciare frasi intere fra i due e i tre anni. Sua sorella disse: “Lo sviluppo, durante l’infanzia, procedeva lentamente. Ebbe alcune difficoltà con il linguaggio, tanto che si temeva che non avrebbe mai imparato a parlare… Ogni frase che pronunciava la ripeteva a se stesso a bassa voce, muovendo le labbra. Questa abitudine persistette fino a sette anni”; tuttavia la nonna materna scrisse in una lettera a un parente, pochi mesi dopo il secondo compleanno di Albert, che “stava già esprimendo idee divertenti”. Secondo il biografo Clark, un motivo molto più plausibile del suo lento sviluppo del linguaggio è la soluzione più semplice, suggerita dal figlio di Einstein, Hanz Albert, che dice che suo padre si isolò dal mondo quando era ancora un ragazzo. “Mi disse che i suoi insegnanti riferivano che … era tardivo, asociale e sempre immerso nelle sue assurde fantasie”. Anche una domestica un giorno gli diede dello stupido, perché aveva notato la sua abitudine a ripetere tutto due volte. In realtà quando gli veniva rivolta una domanda, elaborava la risposta nella sua mente e faceva una prova sottovoce, poi la ripeteva a voce alta quando era sicuro che fosse giusta. Se uno accetta questa interpretazione, altre informazioni ci aiuteranno a giudicare le abilità di linguaggio di Einstein dopo che cominciò a parlare.

 Einstein entrò nella scuola all’età di sei anni e, nonostante la credenza popolare, alcuni biografi riferiscono che aveva un buon rendimento. Quando aveva sette anni, sua madre scrisse, “Ieri Albert ha avuto i suoi voti: è ancora il numero uno, la sua pagella è brillante.” Eppure i suoi insegnanti lo descrivevano in termini poco idilliaci! Lo stesso Einstein riferisce: “Da bambino non andai mai particolarmente bene o male a scuola. Il mio principale punto debole era una memoria povera, soprattutto per quanto riguarda le parole e i testi; non affollavo la mia memoria con i fatti che avrei potuto trovare facilmente in una enciclopedia”. Fuori della scuola egli amava dedicarsi ad attività manuali, quali fabbricare oggetti intagliati, lavorare con un set per costruzioni metalliche e giocare con un modellino di locomotiva a vapore che gli aveva regalato un parente. L’ambiente familiare del piccolo Einstein offriva abbondanti stimoli mentali permettendogli di sviluppare le proprie potenzialità. All’età di dodici anni Einstein leggeva libri di Fisica. A tredici, dopo aver letto Critique of Pure Reason e il lavoro di altri filosofi, Einstein adottò Kant come suo autore preferito; lesse anche Darwin. Molte persone credono che chi soffra di dislessia sia avaro di letture accademiche, anche complesse come quelle fatte da Einstein. In realtà questo non è così, almeno non per tutti. La verità è che egli presentò molti dei sintomi tipici della dislessia: trasposizione e omissione di lettere, numeri e formule nella scrittura e frasi senza ordine. All’età di quindici anni, Albert lasciò la scuola per i brutti voti in molte materie, come storia e tedesco, e si trasferì a Milano con la famiglia. L’anno successivo si trasferì ad Arrau in Svizzera. Ancora una volta Einstein fu insoddisfatto dall’insegnamento che ricevette e saltò regolarmente le lezioni. Lui stesso ammise che era troppo sicuro di sé e troppo indipendente per conformarsi alle aspettative di tutti i suoi insegnanti. Come studente Einstein trovava la scuola noiosa e intimidatoria e preferiva studiare da solo Fisica e suonare il violino. E’ vero. Einstein non superò gli esami per accedere all’università, anche perché, oltre ad avere soltanto sedici anni, due anni sotto la media, non aveva studiato. Nel 1900, infatti, riuscì a superare gli esami finali studiando dagli appunti di un compagno di classe: tuttavia il suo professore non gli consentì di proseguire gli studi. Il padre di Einstein desiderava che suo figlio svolgesse un’occupazione tecnica, una decisione che Einstein trovò difficile da prendere. Di conseguenza, come egli stesso ammise successivamente, evitò di dedicarsi a “una professione pratica”, non preparandosi per la prova di ammissione. Inoltre, è vero che, dopo la laurea, Einstein ebbe difficoltà a trovare un lavoro. Ciò dipese soprattutto dal fatto che la sua natura indipendente, intellettuale e ribelle, lo rese, come si definiva lui stesso, “un pariah (membro di una bassa casta del sud dell’India) nella comunità accademica”. Un professore gli disse: “Tu hai un difetto: non ti si può dire niente!”. Einstein cambiò tre lavori in poco tempo, ma non a causa dei disturbi d’apprendimento. Eppure fu Einstein stesso a dichiarare che non fu un bravo studente; egli sapeva di avere poca memoria; non riusciva soprattutto a scrivere correttamente dei testi. Non riuscendo a risolvere i problemi di matematica e di scienza, inventò una sua strategia; nel suo studio aveva una lavagna dove c’erano scritte le tabelline: Einstein non le imparò mai! Si pensa che fu proprio il suo modo inusuale di risolvere i problemi e l’essere un “sognatore” che l’ha aiutato a diventare il più grande scienziato del mondo.

Tratto da “Le aquile sono nate per volare”, Rossella Grenci , Edizioni La meridiana

 

 

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6 commenti »

  1. per le persone dislessiche: non siete incapaci solo perche siete dislessiche anzi siete ancora piu inteligenti perche noi dislesici abbiamo il 5% di intelligenza in più di quelle normali e si pu diventare famosi anche se si ha un problema di apprendimento come il famoso albert einstein.

    Commento di Ailen Piserchia — 1 febbraio 2013 @ 16:13 | Rispondi

    • scusa sai, ma sei dislessico o ….. cosa? l’articolo qua sopra riporta le biografie di Einstein, non era affatto dislessico, come non lo era leonardo. Se a 12 anni LEGGEVA libri di Fisica, mi sembra chiaro che sapeva leggere e pure temi complessi.. Saluti.

      Commento di limp yao — 10 febbraio 2017 @ 01:02 | Rispondi

      • non tutti manifestano una dislessia dello stesso “grado”, alcune persone sono solo lente nella lettura quindi Einstein essendo dislessico poteva leggere ma aveva più difficoltà rispetto agli altri!

        Commento di anonimo — 25 marzo 2017 @ 12:12

  2. Noi dislessici abbiamo dei collegamenti mentali inusuali, per noi sono utili, agli altri durante gli anni della scuola sembriamo strani

    Commento di carlo — 5 ottobre 2016 @ 16:37 | Rispondi

  3. Einstein il più grande scienziato di tutti i tempi? E chi l’avrebbe stabilito? Il solito provincialismo italico, immagino.

    Commento di Jonathan — 26 novembre 2016 @ 23:30 | Rispondi

    • conosco un dislessico a Madrid che sa giocare a scacchi con gli occhi coperti e vince se non sei proprio molto bravo…

      Commento di mik — 7 luglio 2017 @ 00:22 | Rispondi


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