"Matematicandoinsieme" di Maria Cristina Sbarbati

5 novembre 2011

Insegnare Matematica: Necessità del ricorso al concreto

Filed under: Didattica,L'Angolo della Matematica — matematicandoinsieme @ 13:00

La frase di Roberto Natalini “per astrarre dobbiamo partire dal concreto, in situazioni realistiche”, mi offre lo spunto per affermare, con il convincimento 40 anni di carriera come insegnante di matematica, che la necessità del ricorso al concreto nell’insegnamento della matematica è fondamentale soprattutto nella fascia d’età compresa fra la scuola primaria e il biennio della secondaria di secondo grado.”Il concreto” nella metodologia d’insegnamento della matematica  ha, a mio avviso, il duplice scopo di esercitare le facoltà sintetiche e quelle analitiche dell’alunno; le facoltà che consentono di arrivare al complesso attraverso “l’elemento”, ossia costruire e le facoltà che conducono a discriminare in un oggetto, in un “globale”, gli elementi che lo costituiscono e che portano dunque ad analizzare l’oggetto stesso.
L’uso del materiale, il cui carattere è operativo in entrambe le facoltà, ha trovato largo uso nel passato: la letteratura ci suggerisce quanto proposto dalla Montessori e da Decroly fino ad arrivare alla didattica innovativa di Emma Castelnuovo.L’uso del materiale operativo, individuale e/o collettivo che sia, è il mezzo per risolvere problemi ed assume per l’alunno un valore enorme: ” si passa dall’elemento alla sintesi degli elementi, il metodo sintetico è all’inizio, poi si torna indietro, si scompone e quindi si analizza.” In buona sostanza concretizzare non è dequalificare, manipolare e costruire, osservare e pensare, trasformare per continuità, tutto ciò per facilitare il passaggio dal concreto all’astratto.

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1 commento »

  1. Intanto grazie per tutta la pubblicità al mio blog dueallamenouno e al sito Maddmaths!
    Aggiungo un’altra considerazione. La matematica spesso sembra essere all’opposto della concretezza. E questo in parte è vero, nel senso che la capacità d astrazione è una delle sue armi più potenti. Se uno elabora una teoria per classificare le simmetrie dei cristalli, e poi un’altra per vedere come permutano le radici di un’equazione algebrica e poi un’altra ancora per i cicli dell quinte musicali, in realtà sta solo esaminando diverse istanze della teoria dei gruppi. Però l’astrazione è sempre un punto di arrivo, e ha bisogno di nutrirsi di tanti casi particolari che solo alla fine ci rivelano la loro comune struttura. Questa è stata sempre la storia della matematica ed è il percorso naturale di apprendimento al livello di base. Ovviamente, per coloro che continueranno negli studi universitari, sarà necessario avere una visione sintetica (chi fa algebra per mesi, forse anni non vede un numero…). Ma sempre, nel momento di introdurre un’idea nuova sarà importante capirla nel caso più semplice possibile.
    La visione matematica, che esiste e si sviluppa con la pratica, ha bisogno di appoggiarsi a immagini familiari.

    Commento di Roberto Natalini — 8 novembre 2011 @ 00:16 | Rispondi


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